Come diventare Au Pair


Che cos’è una Ragazza alla Pari?


Come diventarlo?


Au pair

Nel mio post precedente “Here I am!” ho parlato in linea generale della mia decisione di intraprendere questa nuova avventura in America come ragazza alla pari, ora vorrei parlarne più nel dettaglio e aggiungere importanti informazioni che potrebbero essere di aiuto a chi vorrebbe saperne di più.

Il termine  “Au Pair” deriva dal francese e significa “Alla Pari”. Il compito principale di una ragazza o un ragazzo alla pari è quello di prendersi cura dei bambini della famiglia che la/lo ospiterà, che sarà quindi il suo lavoro, per il quale riceverà uno stipendio. Ovviamente il programma non prevede solo questo, ma molto di più. Si tratta di un vero e proprio scambio culturale, durante il quale l’Au Pair avrà la possibilità di abitare all’estero, di migliorare la lingua, di frequentare un college o un’università, di fare una bellissima esperienza, di viaggiare e molto altro! Importante però sottolineare che il requisito principale ovviamente è l’amore per i bambini e un po’ di esperienza (anche solo con cuginetti). Per diventarlo ci sono diversi metodi, come ad esempio siti on line, che in molti sconsigliano, ma io con uno in particolare al quale mi ero affidata inizialmente (Aupair World —> www.aupair-world.it/), mi sono trovata veramente molto bene. Mi ero iscritta perchè volevo andare in Australia e sapendo che non servono particolari appoggi per andare a vivere lì, avevo deciso di provare a cercare una host family australiana attraverso questo sito. Oltre all’Australia avevo messo come impostazioni di ricerca delle famiglie gli Stati Uniti, ma informandomi avevo avuto conferma del fatto che senza un’agenzia di appoggio andare in America come Au Pair sarebbe stato impossibile. Grazie al Blog di una ragazza alla pari in America che seguivo, ho iniziato a valutare l’idea di affidarmi ad un’agenzia. Ho cominciato ad informarmi e fare varie telefonate alle diverse compagnie, fino a quando ho scelto la mia: “Cultural Care” (—> www.culturalcare.it/) della quale, fino ad ora, sono rimasta positivamente stupita. Il personale è sempre presente durante tutte le fasi (dalla compilazione dell’application, alla fine dell’anno alla pari) e per qualsiasi dubbio o problema, anche per una stupidata, loro rispondono tempestivamente e sono sempre d’aiuto. Quindi, ovviamente, la consiglio a chiunque voglia intraprendere questa avventura.

Cultural Care

Una volta deciso, ho fissato l’appuntamento per il Meeting informativo di Milano, un incontro di gruppo dove una responsabile locale dell’Agenzia vi parla dei pro e i contro di questo programma, dei costi, dell’assicurazione, dei vari documenti ecc.., e dove chiunque, se lo desidera, può fare qualsiasi domanda che possa essergli utile. Alla fine di questo meeting, chi è veramente interessato a partecipare e diventare Au Pair, può fare subito un colloquio individuale e privato, durante il quale verranno fatte domande in inglese. Non spaventatevi assolutamente, è semplicissimo, quasi elementare, e chi vi farà il colloquio sa benissimo che voi partirete anche per migliorare la lingua. Dopo di che potrete cominciare a compilare la domanda online in inglese (ci vorranno almeno 3/4 giorni), che una volta visionata e accettata sarà visibile alle famiglie, le quali, attraverso questa Application, verranno a conoscenza di chi sei, dei tuoi hobby e interessi, delle tue esperienze scolastiche e lavorative. Oltre a queste informazioni, durante la compilazione, ti verranno richieste delle referenze, di cui tre non familiari (ma niente di preoccupante, potete chiedere ai genitori della bambina a cui avete fatto da Baby Sitter, o all’Oratorio estivo presso il quale avete fatto gli animatori, a vostra zia per il fatto che vi prendete cura del vostro cuginetto ecc..). Oltre a queste informazioni, bisognerà inserire delle fotografie e un video fatto da voi dove vi presentate alla famiglia. Detto così può sembrare tutto molto difficile, ma vi assicurò che non lo è. Una volta che il vostro “Profilo” è online, le famiglie possono finalmente contattarvi. Importante sapere che potete essere contattati da una famiglia per volta, che può tenervi “prenotati” per un massimo di 48 ore, a meno che non vi inserisce come “Preferito” e quindi il periodo di blocco aumenta. Durante questo lasso di tempo sparirete momentaneamente dalle ricerche e sarete visibili solo per la famiglia che ha deciso di visionare il vostro profilo, la quale può decidere se contattarvi o meno. Anche voi, dopo aver visionato il loro profilo, avrete la possibilità di scrivergli se loro non l’hanno ancora fatto e fargli sapere che siete interessati, ma solo una volta, poi sta a loro (che hanno tutti i vostri contatti) decidere se approfondire. Per quanto riguarda questa fase ci sono esperienze diverse e contrastanti. Io, per esempio, sono stata molto fortunata. Probabilmente nel mio profilo, le mie foto o il mio video c’era qualcosa che attirava le famiglie (forse l’esperienza con i bambini o le fotografie insieme a loro), infatti sono stata contattata subito da una famiglia, che ho rifiutato, e così via, tanto che in un mese e mezzo sono stata contattata in tutto da 27 famiglie (ma ne ho valutate veramente e sentite una decina soltanto), prima di decidere quella che sarà ufficialmete la mia Host Family tra poco più di un mese. Conosco invece altre ragazze o ragazzi che non hanno ricevuto molte richieste, ma non scoraggiatevi perchè alla fine li ho visti confermare una famiglia nonostante questo “problemino” iniziale. Solitamente, durante il processo di conoscenza delle famiglie, all’inizio ci si scambia qualche informazione via e-mail, dopo di che (se entrambe le parti sono effettivamente interessate a continuare la conoscenza), si passa all’intervista su Skype. Qui avrete la possibilità di parlare faccia a faccia con i membri della famiglia, di fare domande e di farvi un’idea di quello che potrebbe essere il vostro anno presso questa famiglia. Ovviamente ci si parla in inglese, inizialmente potrebbe esserci un po’ di imbarazzo, per questo consiglio di prepararsi qualche domanda di riserva per tappare i buchi dei momenti di silenzio. Alla prima videochiamata quasi certamente sarete un po’ tese/i, ma vi assicuro che vi stupirete di voi stesse/i, e comunque tenete a mente che le famiglie sanno che voi la lingua la sapete solo a livello scolastico e che andrete lì proprio per impararla. Io, ad esempio, prima della mia prima videochiamata ero molto agitata, ma una volta iniziata mi sono tranquillizzata all’istante. E’ durata 45 minuti e alla fine non potevo crederci di essere riuscita a parlare con degli americani in inglese per così tanto tempo. La mia ultima videochimata è durata addirittura 1 ora e 50 minuti e vi assicuro che passano in frettissima e senza problemi. Comunque non tutte le interviste su Skype durano così tanto, ma questo non significa che non piacete. Inoltre, per conoscersi abbastanza bene, è importante fare più di un paio di videochiamate. Infine, una volta che avrete conosciuto una famiglia che vi farà pensare “E’ lei, è quella che fa per me!” e anche loro pensano lo stesso di te, avverrà la conferma e qui si inizia a pianificare il viaggio e ad organizzarsi con i vari documenti, ma di questo argomento parlerò nel prossimo post 🙂

Chicca

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