La Testimonianza di Soily

Inauguriamo con la storia di Soily la parte del mio Blog dedicata alle testimonianze di ragazze che sono state o sono Au Pair negli Stati Uniti.

SOILY

Soily si è trasferita a Santa Monica (California) dalla sua Host Family nel 2012, ma la sua esperienza in America non è finita al termine del programma Au Pair: infatti, ha conosciuto lì la sua dolce metà con la quale si è sposata e vive a Santa Barbara.

Entriamo più nel dettaglio di quella che è stata ed è la sua avventura 🙂


– Quanto tempo fa sei partita per gli Stati Uniti come Au Pair?

Questa per me è una domanda complicata, ma vedrò di risponde brevemente. Sono atterrata in USA come Au Pair a fine Ottobre 2012, ma ho incontrato la mia famiglia ospitante e viaggiato avanti e indietro con loro da Aprile 2012.


– Quanti anni hai?

26 all’anagrafe, ma io mi sento un po’ teenager xD (Però se penso che l’età minima per essere un’ Au Pair è di 18 anni mi sento vecccchiiissssima.


– Dove vivevi con la tua Host Family?

Santa Monica, CA (L.A. County)


– Di quanti bambini ti prendevi cura e qual era la loro età?

2 bimbe. Avevano 4 e 6 anni quando ho iniziato, 5 e 7 quando sono andata via.


– Com’ era il tuo rapporto con la Host Family e con i bambini? E come è rimasto?

Con la famiglia era complessivamente molto buono. Con le bambine era amore. Come è rimasto? Non è rimasto proprio.


– Quali attività ti piaceva fare con i bambini?

Era divertentissimo avere giornate speciali dove potevo portare le bimbe a mangiare fuori o a fare shopping, in spiaggia, al cinema, a pattinare sul ghiaccio! Mi piaceva anche cucinare con loro. Amavo le coccole prima di dormire, anche se a volte non si addormentavano e queste coccole duravano all’infinito!


– Quali sono gli aspetti più difficili del vivere con persone “sconosciute” e così lontani da casa?

Nel mio caso ho dovuto adattarmi ad anticipare tutte le attività della vita quotidiana: alzarsi, lavarsi, mangiare e dormire. Il jet leg può renderlo difficile, ma è stato abbastanza naturale poi: quando ti alzi alle 6 e fai colazione presto, alle 12 sicuro hai fame! E la sera di conseguenza, vai a letto presto perché sei cotto come un cece! Il tuo fisico si abitua. La mia Host Mom era un po’ una manica dell’ordine, aveva un sistema per organizzare ogni cosa, dalla verdura in frigo, ai giocattoli delle bambine. Mi sono adatta a seguire bene le sue istruzioni. E cambiare alimentazione è forse stato l’aspetto più difficile della convivenza. La mia Host Family conduceva una vita salutare con pasti molto bilanciati. Non solo per la quantità del cibo durante ai pasti, ma soprattuto per l’introduzione di verdure, come broccoli, kale, patate dolci, alle quali non ero abituata e alla quasi totale esclusione di carne rossa. E’ stata dura ma ero in sovrappeso e ho perso 10 kg! La lontananza da casa non ha avuto influenza sul rapporto di convivenza.


– Qual è la cosa più bella e quella un po’ meno piacevole che ti è successa durante il tuo anno?

La cosa più bella e stata conoscere nuove persone che sono diventate importanti per la mia vita. La cosa più brutta é stata non poter dire arrivederci ai miei Host Kids per cause di forza maggiore.


– Quante ore lavoravi al giorno/settimana?

Circa 40/45 a settimana secondo il mio schedule di allora. La mia giornata lavorativa iniziava alle 6 a.m. e finiva tra le 5 e le 6 p. m. Includeva una pausa mattutina quando le bimbe erano a scuola, ma anche molti sabati mattina, e alcune sere. Però, quando “finisci” alle 6 p.m. e ceni con loro un’ oretta dopo (i californiani fanno tutto relativamente presto), quel’ oretta la passi preparando da mangiare, in compagnia dell’ HostMom o meno. E poi cosa fai? Non aiuti a pulire, lavare i piatti, mettere via, ecc?! Ed ecco come prima delle 8 di sera non ero quasi mai libera!


– Che giorni liberi avevi e cosa facevi solitamente durante questi giorni?

Avevo libera mezza giornata di sabato e la domenica. Spendevo il tempo libero con le amiche e/o fidanzato facendo qualsiasi cosa… Mangiando fuori, andando in spiaggia o a fare shopping, uscendo la sera a ballare, qualche viaggetto ogni tanto e a volte anche solo tanto riposo.


– Che viaggi hai fatto durante il tuo anno Au Pair?

Durante la mia esperienza in USA in generale sono stata a: Napa (CA), San Francisco (CA), Tampa/St.Petersburg (FL), San Diego (CA), Las Vegas (NV) e Austin (TX).


– Cosa ti piace di più dell’America e cosa di meno?

Aiuto, vediamo… Giudicando in base ai posti dove ho vissuto/vivo dico che mi piacciono il rispetto per la privacy, l’opinione mentale aperta e il fatto che sia naturale attaccare bottone con tutti, mi piace lo shopping, i panorami lungo l’oceano e il clima della California. Soprattuto mi piace che i giovani possano trovarsi davanti a tante porte aperte e possibilità di carriera. Decisamente non mi piace l’acqua, si l’acqua. Da bere ha un sapore orribile e per lavarsi… mi rende i capelli come paglia! Inoltre, non mi piacciono la gestione e i costi del sistema sanitario, non mi piacciono i cibi “sintetici”, ma soprattuto non mi piace che sia un paese che investa più soldi nelle prigioni sovraccariche che nell’educazione dei propri cittadini. Per finire non mi piace che comprare un’arma da fuoco sia facile quanto comprare un paio di scarpe.


– Senti mai la mancanza di casa? Come affronti i momenti di nostalgia?

I primi giorni mi mancavano i miei animali e giusto pochissime persone, ma poi avevo così tanto da scoprire e da imparare che non avevo proprio più il tempo di pensarci. Credo che ogni Au Pair abbia momenti di nostalgia, ma tenendosi impegnate, facendo amicizie, lavorando, studiando, uscendo si possano superare e andare avanti. Adesso devo ammettere che comincia a mancarmi qualche cibo, qualche posto in particolare e quelle pochissime persone. Vedi, deve essere perché non ho molti impegni al momento!


– Com’è il cibo? Ti è mai capitato di mangiare qualcosa di strano o particolare?

Mhmm… C’è una vastissima scelta. Si possono assaporare piatti delle cucine di tutto il mondo. Ci sono tantissime cose deliziose e alcune cose che a noi italiani fanno storcere il naso (Cylantro e Wintergreen per citarne alcune!). Sulla qualità del cibo venduto al consumatore sono un po’ dubbiosa, ma ci sono anche tantissime (un po’ più costose) opzioni organiche. Tante le scelte per chi segue un’ alimentazione vegetariana, vegana o senza glutine. La cosa più strana l’ho mangiata al ristorante dove ho ordinato un piatto di pesce molto buono, da un lato con la pelle, era leggermente fritto e croccante. Buonissimo. Mesi dopo ho visto la foto dello stesso pesce. Si chiama Pacu ed è un cacchio di Piraña vegetariano con tanto di denti “umani”!


– Durante l’anno bisogna frequentare un corso al College o all’Università. Te che corso hai frequentato?

Ne ho frequentati più di uno. ESL (English as second language), American English Accent e una week-end class che comprendeva brevi corsi di: marketing, American woman history, health and heart diseases e fotografia. Se avessi esteso avrei voluto frequentare anche un corso di Francese.


– È difficile guidare sulle strade americane o con il cambio automatico? 

No, non è molto difficile ma è un po’ diverso rispetto all’ Italia. Le autostrade trafficate a 5 corsie per senso di marcia possono un pochino intimorire e non vi consiglio di tuffarvici da sole il primo giorno! I sorpassi in autostrada non sono veri e propri sorpassi ma più cambi di corsia e possono avvenire sia da sinistra che da destra. E’ consentito procedere al semaforo con luce rossa se si svolta a destra (salvo segnale che indica il contrario) e i cartelli di stop hanno una regola un po’ “fantasiosa”: il primo che arriva a fermarsi allo stop è il primo che può attraversare l’incrocio. Comunque, guidare col cambio automatico è la cosa più facile del mondo.


– Quali sono secondo te le più strane abitudini degli americani?

Degli Americani non saprei, ma trovo che Californiani “DOC” siano ossessionati dall’attività fisica di qualsiasi tipo/natura. E sono abituati a svolgere le attività della vita quotidiana prima che in Italia.


– Vuoi raccontare, in linea generale, come hai incontrato l’Amore in America?

Si, certo! Io e mio marito ci siamo conosciuti durante Saint Patrick Day in un bar sulla spiaggia a Venice, CA. Io ho notato un ragazzo che mi sembrava inspiegabilmente familiare, mi ricordava qualche vecchio compagno di scuola o qualche parente. L’ho tenuto d’occhio durante tutta la serata e alla fine, con una scusa stupida, lui ha attaccato bottone. Abbiamo cominciato a frequentarci, ma non c’erano intenzioni serie da parte di nessuno perché ci saremmo entrambi trasferiti pochi mesi dopo, io in Texas; lui in Sud America. Le cose sono cambiate quando lui ha avuto un incidente d’auto e da quel momento non abbiamo più voluto separarci. Ora che viviamo insieme a Santa Barbara e siamo diventati una famiglia in quanto marito e moglie, vedo quell’ “inspiegabile” senso di familiarità come una specie di segno!


– E’ stato difficile decidere di rimanere lì a vivere avendo tutti i tuoi affetti in Italia?

No, è stata una decisione molto naturale, spontanea.


– Cosa ti manca di più dell’ Italia?

Mi mancano i ristoranti italiani e il cibo in generale.


– Che consiglio daresti a chi vuole iniziare questa esperienza o sta per iniziarla?

Informatevi bene! I gruppi su Facebook e i Blog sono un supporto, ma non bisognerebbe fare solo affidamento a ciò che sentite dire o a ciò che leggete. Cercate di verificare e soprattuto di acquisire le informazioni che vi servono autonomamente così da non cadere dal pero, ma essere invece pronte a qualsiasi evenienza. Ci sono tante agenzie per partire negli Stati Uniti, magari spendete un po’ di tempo a visitare i siti internet di tutte e contattate quelle che sono più adatte a voi. Date almeno una letta al regolamento del dipartimento di stato sul programma Au Pair, ma soprattutto scegliete con cura la vostra Host Family non dimenticando di considerare anche tutti quei fattori che costituiranno la vostra vita sociale (località, trasposti, scuole, altre Au Pair nelle zone vicine…).

Beh, che dire, grazie mille a Soily per averci raccontato la sua storia e per le informazioni e i consigli. Grazie alla disponibilità di altre ragazze sto già lavorando a nuove testimonianze che saranno presto pubblicate sul Blog, quindi Stay Tuned!

Chicca 🙂

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