La Testimonianza di Giulia

Ciao! Ecco a voi la seconda testimonianza, quella di Giulia, 23 anni, in America da quasi un mese, che ci racconta le sue prime impressioni su Stati Uniti, Host Family, cibo, il rapporto con la bimba della quale si prende cura e molto altro.

Disegno Giulia

 Includo nel post anche questo bellissimo disegno fatto da Giulia apposta per il mio Blog, che rappresenta lei e la “sua” bimba… Stupendo! 🙂


– Da quanto sei in America?

Sono arrivata in America il 9 Giugno.


– Dove vivi?

Vivo nell’area suburbana di Boston.


– Di quanti bambini ti prendi cura?

Mi prendo cura di una bambina di poco più di 5 anni, ma di norma le famiglie chiamano Au Pairs per prendersi cura di un numero ben maggiore di pargoletti.


– Com è il tuo rapporto con la host family e con la bambina?

La HF è super gentile, entrambi amano molto la figlia e si prodigano in consigli. Mi includono veramente tantissimo, ho conosciuto (e adorato) tutta la famiglia allargata. Purtroppo con la bambina di cui mi devo prendere cura il rapporto non è molto buono, al contrario. Essendo figlia unica è parecchio viziatella, ha un approccio (che credo sia un po’ diffuso nell’età infantile americana) difficile e pretenzioso. Somatizzano qualunque cosa e sono davvero emotivi!


– Quali attività ti piace fare con la bambina o con i bambini in generale?

Mi piace coinvolgerli in attività d arts&crafts e creatività in generale, lettura didattica, etc. Purtroppo non sono molto sportiva e la mia pigrizia mi rende più adatta all’accademia che non altro!


– Quali sono gli aspetti più difficili del vivere con persone “sconosciute” e così lontani da casa?

Dunque, gli aspetti più difficili sono sicuramente la mancanza di vera e propria intimità e il doversi un po’ comunque integrare in una routine tutta nuova e tutta diversa. Avere a che fare con le abitudini d’altri mi rende personalmente un po’ ansiosa, ho sempre paura di “accomodarmi” troppo o di abusare di oggetti e spazio che in realtà non mi appartengono ma sono comunque a mia disposizione.

Anche l’aspetto educazionale gioca moltissimo, essendo il lavoro principale dell’Au Pair prendersi cura dei figli, bisogna affacciarsi su approcci magari diversissimi, magari a cui si è contrari ed adattarvisi nel bene e nel male.

Ad ogni modo tutto credo dipenda da che genere di rapporto si vuole instaurare con la famiglia ospitante, io vorrei personalmente esserne parte integrante, perché trovo la cosa appagante e adatta al mio carattere! Comunque in genere le famiglie che scelgono Au Pair con coscienza di causa cercano di cercare qualcuno che combaci i loro bisogni (la mia ad esempio voleva qualcuno con un’alimentazione super salutare, e il mio essere vegetariana li ha convinti).

La lontananza da casa non mi tange, sono da sempre un po’ alla deriva, questa volta solo un pochino più lontano!


– Trovi difficile capire la lingua e farti capire?

Allora, personalmente trovo di avere un livello di lingua piuttosto decente, ma purtroppo essendo rappezzato e accademico il mio inglese tende a non essere facile per la bimba. Inoltre trovo difficoltà nelle conversazioni multiple a un livello di discorso troppo alto o temi troppo alieni, ma per il resto mi trovo bene. Quando qualcuno parla troppo piano o veloce, chiedo di ripetere!


– Qual è la cosa più bella e quella un po’ meno piacevole che ti è successa da quando sei lí?

Sono qui da poco, pertanto non mi sento di poter rispondere pienamente a questa domanda! Ma diciamo pure che i momenti più brutti me li dà la bambina con i suoi tantrum e la sua “resistenza creativa” alla mia persona. Di cose belle ne sono accadute diverse, ma la cosa che più mi ha fatto piacere è stato quando sono venuti a chiamarmi per la cena di famiglia e mi hanno introdotta a tutti quanti come se fossi una di famiglia.


– Quante ore lavori al giorno/settimana?

La prima settimana ho dovuto fare 7 ore filate di lavoro al giorno, perché la bambina non aveva né scuola né campo estivo, ma ora ha cominciato il campo estivo, pertanto lavoro pochissime ore al giorno (circa 3), e dal momento che mi sento parecchio in colpa a farmi pagare senza lavorare, faccio tutto quello che posso in casa!


– Che giorni liberi hai e cosa fai solitamente durante i giorni liberi?

Teoricamente solo il Sabato e la Domenica sarebbero liberi, ma in realtà anche il Mercoledì è parecchio vuoto perché la HM non lavora quel giorno. Spendo il mio tempo libero esplorando la città e i dintorni con la bici che mi è stata data in dotazione.


– Quali posti ti piacerebbe visitare durante questo anno?

Mi piacerebbe vedere approfonditamente NY, Providence, qualche spiraglio di California, e in generale vorrei visitare tutti i musei importanti d’America.


– Cosa ti piace di più dell’America e cosa di meno?

Dell’America mi piace la sincerità e immediatezza con cui le persone comunicano, mentre detesto l’Us-centrismo di cui sono farciti un po’ tutti e il loro approccio “colonizzatore” sulle altre culture, il quale viene spacciato per melting pot, ma direi che siamo un po’ agli stessi livelli della vecchia Inghilterra del Commonwealth.


– Senti mai la mancanza di casa? Come affronti i momenti di nostalgia?

Casa non mi manca per nulla, personalmente non ho troppe radici, e questo mi rende facile il volteggiare a caso!


– Com è il cibo? Ti è capitato di mangiare qualcosa di strano o particolare?

La famiglia con cui vivo è super salutista, per cui il cibo è fantastico! Non avevo mai mangiato un mango prima della settimana passata, e ora non potrei farne a meno. Qui ho scoperto verdure come Kale e Fiddlehead! Ma anche la folle varietà di cibo “reduced fat” che l’America è riuscita a sfornare!

Ma posso affermare non senza una goccia di vergogna che la mia passione smodata per i bagels sta esplodendo, e ringrazio il mio trovare il troppo zucchero disgustoso, è l’unica cosa che mi salva dalle torte!

Ecco, uno dei problemi che hanno gli americani è lo zucchero, è tutto zuccherato oltre modo, persino quello che potrebbe essere sugar-free lo rendono nauseabondo con Splenda e derivati dell’Aspartame.

Comunque io mi ritengo parecchio fortunata, entrambi i genitori sono ottimi cuochi, amano le spezie e non consumano molta carne (solo pollame e pesce), cercano di includermi a livello alimentare cucinandola separatamente o preparando porzioni speciali per me.


– Ti sei già informata sui vari corsi che potresti frequentare? Hai già chiaro cosa vorresti fare?

Non ho ancora scorso bene i corsi, anche perché non è così immediato capire costi e modalità di iscrizione. I miei interessi puntano allo studio della letteratura americana, editoria e storia dell’arte e studi di genere, pertanto quel poco che ho cercato fino ad ora riguarda ciò. Non escludo a priori i corsi “cuscinetto” per Au Pair nel caso mi trovassi in difficoltà con tempi e disponibilità causa lavoro!


– La Famiglia ti ha messo a disposizione una macchina? 

La mia famiglia non mi richiede di guidare, né mi mette a disposizione un’auto (ma in compenso ho un abbonamento mensile e una fantastica bicicletta). Ma in Italia ho guidato spesso col cambio automatico, e sinceramente non comprendo l’ansia in merito, è tanto di guadagnato un pedale in meno a cui badare e meno gioco di polso per scalare! Però devo ammettere che nonostante la zona non sia particolarmente oberata da macchinoni giganti, quelli che ci sono si fanno sentire e sono un po’ spaventosi.


– Quali sono secondo te le più strane abitudini degli americani?

Diciamo che in generale l’approccio americano della periferia benestante è abbastanza “cinematografico”, e forse questa è l’abitudine che per me risulta più strana. Tonnellate su tonnellate di shopping online e scenette da film da pomeriggio di Natale. La polarità delle abitudini alimentari/stili di vita, che vanno dalla dieta a base di McMenù e Dunkin Donuts alla venerazione vera e propria per la vita LowCarb o la scelta vegana con tanto di fitness ossessivo. On top, anche se in positivo, c’è l’abitudine diffusa di fare complimenti casuali e gratuiti alle persone quando le si incontra! Rimango sempre stupitissima e felice.


– Che consiglio daresti a chi vuole iniziare questa esperienza o sta per iniziarla?

Il mio consiglio è: armarsi di TANTA TANTA TANTA TANTA TANTA pazienza, fate un corso di meditazione, yoga, autocontrollo, sfogo creativo della rabbia! Preparatevi alla possibilità di un lungo e sfiancante “mercato della carne” per la scelta della vostra persona (che mi auguro non accada, tuttavia), e parlate IL PIù POSSIBILE con la Host Family! Se hanno un’altra Au Pair parlate anche con lei, se non è la prima esperienza come HF chiedete chi è la loro LCC e contattate anche lei. Più sapete prima di partire meglio riuscirete ad affrontare il primo periodo. Ovviamente affidatevi all’agenzia che meglio si confà ai vostri bisogni, e confrontatevi il più possibile con quel magico strumento che sono i Social Media!

E non demordere! mai! 🙂


Questa la testimonianza di Giulia, che ringrazio tanto per la disponibilità, le info e i consigli.

Alla prossima testimonianza o al prossimo post 🙂

Chicca

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Un pensiero su “La Testimonianza di Giulia

  1. Ciao Chicca,
    ho appena letto quest articolo della vita di Giulia come au-pair, ti volevo chiedere se avevi un suo contatto, perchè sono appena arrivata a Boston anch’io come au-pair e se le andava volevo chiedere qualche consiglio.
    grazie mille
    Giulia

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